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MEMORIA STORIA

Zungri: la città antica dalle cento grotte di pietra

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Alla scoperta di Zungri. Con le sue cento grotte sparpagliate in una minuta intercapedine agreste, la “città di pietra” rappresenta un piccolo diamante incastonato tra le aspre lande del Mediterraneo. No, non parliamo della redenta terra materana, incoronata capitale europea della cultura 2019 dopo secoli di ignominioso scherno. Senza allontanarci troppo da casa, ci affacciamo sulla benedetta Costa degli Dei ma, questa volta, dal lato opposto all’immenso blu.

Monte Poro
La Costa degli Dei vista dal Monte Poro

Insinuandosi tra l’incontaminata natura del Monte Poro, casa del pregiato pecorino Dop, si incontra il fiabesco insediamento di Zungri. Un agglomerato di antri e spelonche di pietra, tufo e arenaria che rendono il borgo calabrese un monolitico posto fuori dal tempo.

Il comune di Zungri e l’elogio alla lentezza

Là dove il mondo occidentale ha trovato la sua forma perfetta, antico crocevia di pregiate stoffe e brillanti dottrine, oggi pare essersi oppugnata una controcultura votata alla lentezza. Quella placidità che ridona respiro all’imperante velocità del quotidiano. Che esorta a camminare piano e a fermarsi, senza troppo riflettere, su un lungomare assolato, su una spiaggia silvestre o tra le ammucchiate case ai piedi di una collina arsa dall’estate.

Grotte di Zungri
Una veduta di Zungri la città di pietra

Con queste terre il cielo è stato generoso, intarsiandole di piccoli borghi che trasudano civiltà, antica memoria e spiccato gusto estetico. Che le lancette nel comune di Zungri siano rimaste ferme a un tempo incastrato nel passato, lo si avverte appena si poggia il passo sulla sabbia arenaria. Magistrale traccia della virtuosa capacità dell’uomo primitivo di confarsi all’ambiente, l’insediamento rupestre degli Sbariati, conservato nel comune di Zungri, è una icastica pagina della millenaria storia di questa regione.

La nascita della città di pietra

Sospeso tra la marinara Briatico e la piccante Spilinga, il comune di Zungri – ennesimo tassello di quell’edonistico mosaico che è la costa vibonese – nasce in un tempo lontano. Tanto da non trovare una collocazione precisa sulla linea della storia. Nell’antesignano del censimento ecclesiastico, il Rationes Decimarum Italieane del 1310, tra gli elargenti i dazi clericali, compare il nome del cappellano reggente la chiesa di San Nicola di Zungri. E se è vero che la traccia scritta prefigura una “memoria di carta”, come la definì Montaigne, possiamo almeno intravedere un po’ di chiarore nell’oscurità.

Casa A Zungri
Gli insediamenti rupestri che caratterizzano il villaggio di Zungri

Nei cinquecento anni a seguire, Zungri subì una sorte non meno violenta delle sue vicine di casa. Sorta su una terra impetuosa e concitata, la città venne scossa da furiosi moti ballerini per ben tre volte. Nerboruto come gli uomini che la hanno abitata, il piccolo centro agricolo, dopo ogni catastrofe naturale, ha raccolto i cocci per rinascere. D’altronde, un piccolo villaggio che prende il nome in prestito direttamente dalla lingua greca e la cui accezione si traduce con “roccia”, il proprio destino lo ha già scritto. In una farraginosa simmetria di scorrerie e conquiste, dopo aver rivendicato la propria indipendenza dal vicino Misiano, Zungri limita i confini municipali, proclamando l’ autonomia nel 1811.

Le preistoriche origini del villaggio rupestre

Tra i lasciti dei primi uomini che vi hanno dimorato e le bizzarrie della geologia, a Zungri è direttamente la storia a raccontare. In località Fossi, immerso nella incontaminata natura adagiata sul vallone della fiumara Malòpera, il primitivo sito archeologico degli Sbariati si estende in tutta la sua vetusta straordinarietà. Una vieta compagine di antri solcati nella roccia narra la vita di uomini che ci hanno di molto preceduto, dai tratti quasi animaleschi ma lauti di senso pratico.

Scale A Zungri

Le cinta dei silos che compongono il caseggiato – in una amalgama di tufo e arenaria – immortalano un tempo primordiale, che antecede la storia stessa. Al contempo ne gettano robuste fondamenta. L’ interno delle grotte, spesso suddiviso in vani e collegato da scale, ci consente poi di credere che il villaggio sia stato rimaneggiato in epoca bizantina. Nel periodo aureo dell’Impero romano d’Oriente, mentre Costantinopoli trasfigurava nella passerella tra i due mondi, i monaci basiliani la traversavano per approdare su queste coste, accompagnati dal loro paradigmatico modello di vita.

Zungri, il villaggio degli Sbariati e lo spiccato gusto ornamentale

Il sito archeologico degli Sbariati o Sbandati è, secondo i maestri del mestiere, un embrionale ma virtuoso esempio di urbanesimo rupestre. Quello che in un contemporaneo linguaggio votato alla riscoperta del passato definiremmo “borgo”, è raccordato da vicoli e scaloni. Un vero sistema di viabilità tra i diversi ambienti scoscesi. L’acqua delle tre sorgenti ai piedi del villaggio, invece, veniva accumulata e canalizzata in cisterne e vasche tra loro comunicanti, archetipo dell’odierno impianto idrico.

Arco A Zungri

Gli interni dei vani ci consentono poi di immaginare la vita domestica degli abitanti, organizzata secondo uno schema non troppo dissimile dal nostro. Lungo le pareti degli abitacoli, di poliedrica forma e dimensione, si scorgono nicchie e incassi scavati nel banco roccioso, plausibilmente adoperati come letti o ripostigli. Non mancano neppure le fessure di entrata, sia di persone fisiche che di agenti atmosferici. Le superfici, infatti, vengono intervallate da porte e finestre, ottenute dallo scavo di aperture quadrangolari o ad arco. Si crea così una scenografica alternanza di concavità e convessità.

L’impronta dei monaci basiliani

L’estro e l’ingegno dell’uomo premoderno è rimasto scolpito su queste pareti, alcune delle quali adornate con incisioni intarsiate direttamente nel tufo. Operosi e certosini anche nella compartimentazione degli spazi, i primi abitanti di Zungri. Lontani dall’organizzazione caotica, l’angolo dedicato alle attività produttive e agropastorali veniva tenuto ben separato dalla “calcara”, utilizzata come opificio per la lavorazione della calce.

casa rupestre

L’etica dei Basiliani, consacrata al dono e alla rettitudine, è di certo rinvenibile in questa accurata e meticolosa pianificazione delle superfici e della quotidianità. All’eremo, tipico del primo monachesimo orientale, Basilio preferisce il cenobio, che presuppone celle o romitori autonomi. Traccia subitanea del passaggio dei monaci su queste terre, il villaggio rupestre conserva ancora oggi questi intimi luoghi di ritiro e di preghiera.

Il museo della civiltà rupestre e contadina

Come un’istantanea seppiata, memoria identitaria di una terra ferace di storia e di cultura, accluso al villaggio è il Museo della Civiltà Rupestre e Contadina. Un mausoleo del passato che custodisce più di mille reperti, reliquia di un mondo rupestre e agricolo, oggi tanto lontano quanto auspicato. Da quando il pianeta intero ha rallentato la sua corsa, attanagliato da un parassita che pare voglia pararci di fronte alla perduta semplicità, riesumare le antiche origini per conoscerci meglio, è diventata la meta dei più.

Museo Civilta Contadina
Antichi utensili esposti al museo – Foto Facebook Museo della Civiltà Rupestre e Contadina di Zungri

E in quale altro posto potremmo recarci se non in un sepolcro di oggetti disseppelliti per ritrovare quello che siamo stati? Il museo della Civiltà Rupestre e Contadina non è una raccolta di anticaglie. Piuttosto uno scatto fulmineo di centinaia di equinozi e di solstizi, dell’umile sudore contadino seminato nel terreno insieme ai frutti. È una monografia sull’intima reverenza religiosa di un luogo che per il susseguirsi di moltissimi lustri si è affidato alla divina provvidenza. Tuttavia serbando il dignitoso peso della fatica e del lavoro. È il prodotto di quello che siamo, somma di quel che siamo stati.

(Foto Scaramuzzino)

Zungri: la città antica dalle cento grotte di pietra ultima modifica: 2021-03-13T08:28:54+01:00 da Martina Falvo

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