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QUARTIERI STORIA

Zangarona, l’antico borgo di origine albanese

Zangarona Cartello

Incorniciato tra le colline lametine, il quartiere di Zangarona rappresenta una delle più antiche testimonianze arbëreshë della provincia di Catanzaro. Un groviglio di viuzze che si snodano lungo una ripidissima stradina in salita, rendono unico questo suggestivo borgo dalla storia leggendaria, esotica e affascinante ma, ormai, quasi disabitato.

 Zangarona, l’antico borgo sulla collina

Protagonista di contest fotografici sui social network, di progetti di riqualificazione e di classifiche tese ad eleggere quello più bello, il borgo è divenuto nel giro di pochi anni perno centrale delle politiche economiche del Paese. Uno tra i più interessanti per estetica e storia, dista solo pochi chilometri dal centro cittadino di Lamezia Terme. Questo delizioso quartiere dell’entroterra lametino è saldamente legato alla cultura albanese, dalla quale ha ereditato anche l’appellativo.

vecchia casa di Zangarona
Una vecchia casa di Zangarona

Zangarona, infatti, è un termine preso in prestito proprio all’idioma albanese. Zan Charone o Xingarona, letteralmente si traduce con “Gran corona”. Espressione coniata per rimarcare la posizione di satellite rispetto all’urbe. Un’altra scuola di pensiero, invece, sostiene che il termine deriva da “zingaro“. A sottolineare lo scetticismo col quale gli autoctoni accolsero gli albanesi, popolazione nomade che si stanziò sulle colline nicastresi intorno alla metà del 1400

Zangarona, una storia lunga più di seicento anni

Un fitto intreccio di rivolte, battaglie e conquiste ha forgiato il borgo di Zangarona. All’alba dell’età moderna, gli albanesi, in fuga dalle politiche espansionistiche degli Ottomani nei Balcani, approdarono sulle coste calabresi. Qui si guadagnarono immediatamente la fiducia di Re Alfonso d’Aragona, fiancheggiandolo nella repressione delle condotte rivoluzionarie dei baroni calabro-siciliani.

Zangarona Vicolo con vecchie case
Uno scorcio dell’antico borgo di origine albanese

Il principe albanese e re D’Epiro, Giorgio Castriota Scanderbeg, adottò una strategia politica degna delle più scaltre menti diplomatiche contemporanee. Inviò prontamente tre battaglioni presieduti da Demetrio Reres. Spalleggiato dai suoi due figli, Giorgio e Basilio, il comandante Reres riuscì a mitigare le sommosse dei feudatari, tra i quali spiccava il nome di Luigi Caracciolo, conte di Nicastro e signore di Maida. Vittoria che decretò il dominio degli albanese su Zangarona.

La costruzione della chiesa e la nascita della comunità

In poco meno di un decennio nacque una nuova comunità, fatta di usi e costumi provenienti da una cultura oltramontana, gitana e affascinante. E ogni popolo, come tradizione impone, per essere definito tale, necessita di un luogo di culto nel quale riunirsi, pregare e sentirsi parte di qualcosa di conglomerante. Nasce quindi, ai piedi dell’attuale borgo e per volontà della neonata comunità arbrëshë, la pittoresca chiesa consacrata a San Nicola di Bari. L’edificio religioso, le cui funzioni vennero inizialmente celebrate secondo il rito greco-ortodosso, si dotò di un sepolcreto sotterraneo, nel quale seppellire i defunti del villaggio. E di una piazza antistante, da sempre spazio votato all’incontro e alla chiacchiera.

La devozione alla Madonna delle Grazie

Il borgo albanese, agli albori del XVI secolo, diede asilo agli ebrei esplusi dalla cittadina nicastrese a seguito del grande Editto. Questi si stanziarono ai piedi del rione, dando origine al quartiere che ancora oggi è conosciuto col nome di “Judeca”. Sul calare del 1500, gli abitanti dei due quartieri, che ormai formavano una sola comunità, avviarono una colletta rionale. Con la somma raggiunta venne costruita una nuova chiesa, adagiata su una verde distesa di fichi d’india e dedicata alla Madonna delle Grazie. Per l’altare maggiore e la nicchia si adoperò un particolare marmo di colore nero, estratto dalle falde di una cava rinvenuta nei pressi di Zangarona.

Zangarona e la vecchia Chiesa
La chiesa arcipretale di Zangarona dedicata a Santa Maria delle Grazie

Il 1638 fu un anno particolarmente rovinoso per Lamezia Terme. Al calar del sole di un sabato antecedente alla Domenica delle Palme, la cittadina venne sconquassata da uno spaventoso terremoto. La chiesa di San Nicola venne brutalmente danneggiata, si contarono più di 500 vittime e anche il nuovo edificio religioso risentì del sussulto. Ci vollero un po’ di decenni e le braccia di tutta la comunità per rimettere insieme il paese. Quando il borgo venne ricostruito, sotto l’egemonia del vescovo di Nicastro, la chiesa di Santa Maria delle Grazie adottò il rito liturgico latino.

Zangarona oggi

Sono trascorsi quasi quattro secoli da quel cataclisma. E, dopo un infaticabile rifacimento, antesignano dell’epoca d’oro che Zangarona ha conosciuto sotto il dominio borbonico, oggi il rione si può agglomerare tra quei borghi “semi- fantasma”. Popolato da una comunità mediamente anziana, che ha quasi del tutto abbadonato le proprie radici albanesi, il rione non ha perso però il suo fascino. Basta parcheggiare l’automobile e percorrere a piedi i suoi vicoli per perdersi in tanta bellezza, fatta di ciottoli e passato, di gerani sui balconi e autenticità. Non sarà difficile scontrarsi col sorriso dolce e malinconico di un suo attempato abitante. E neppure ritrovarsi tra i piedi il pallone sfuggito a un gruppetto di bambini.

Panorama della piana lametina
Dalla collina di Zangarona si vede il Golfo di Sant’Eufemia

L’udito renderà grazie al silenzio che luoghi come questo sanno regalare. L’olfatto si inebrierà del profumo di pane appena sfornato e fiori freschi. E la vista! La vista potrebbe essere talmente fortunata da riuscire a godersi uno degli spettacoli più straordinari che la natura sa donare. Intrattenendosi fino al tramonto, infatti, ci si accorgerà che Zangarona è una finestra sul Tirreno. Fichi d’india e limoni fanno da primo piano a un meraviglioso sfondo. Dalle sue mura, pennellate di intenso arancio, magnetico blu e delicato rosa colorano le Isole Eolie. Sembra proprio di stare dentro un quadro dipinto da Monet e Guttuso insieme.

La leggenda delle fate nelle grutte

Il borgo di Zangarona non è solo pregno di storia e fascino paesaggistico. A renderlo ancora più suggestivo ci pensa un misterioso racconto popolare che si tramanda dalla notte dei tempi. Secondo la leggenda, le fatidiche grotte contenenti il marmo nero, erano dimora di splendide fate. Ogni giorno, quando il sole raggiungeva il punto più alto in cielo, le creature mitologiche uscivano per ballare e cantare.

case immerse nella natura
Le verdi colline che circondano il borgo

Gli umani intrattenevano con loro buoni rapporti e ad ogni celebrazione vi si riservava un posto d’onore. Una di loro, un giorno, perse un anello, rinvenuto da un contadino. Questi, anzichè riconsegnarlo alla proprietaria, lo donò all’amata. Al matrimonio la fata non venne invitata e, in segno di vendetta, predisse una sciagura contro il contadino. Da allora, ogni essere umano che si imbatte nel gioiello, attira a se una serie di sfortunati eventi. Maleficio che non avrà fine, finchè l’anello non tornerà al dito della vera proprietaria.

(Foto Falvo/Scaramuzzino)

Zangarona, l’antico borgo di origine albanese ultima modifica: 2020-03-06T07:06:17+01:00 da Martina Falvo
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