MITI E LEGGENDE PAESAGGI STORIA

La grotta della Ninfa Terina: un tesoro della Magna Graecia a Lamezia

Grotta

Quando gli speleologi del CAI di Novara, nel 1989, sono entrati per la prima volta nella grotta ‘Ntonimaria, sul Monte Sant’Elia, sono rimasti sbigottiti. I chilometri percorsi per giungere in Calabria erano stati ampiamente ripagati dalle loro incredibili scoperte. Non si aspettavano di trovare sale, labirinti e antri così belli da meritare i nomi con cui poi li hanno battezzati. Nomi così evocativi da suggerire la magnificenza di quegli spazi nascosti dentro la montagna e ancora inaccessibili.

Grotta 'Ntonimaria- Sala del Magnificat

Grotta ‘Ntonimaria – Sala del Magnificat (foto gentilmente concessa da Giovanna De Sensi Sestito “Tra l’Amato e il Savuto”, Rubbettino)

Magnificat

Così hanno fatto la loro comparsa, nell’immaginario degli studiosi e degli interessati, la Sala del Magnificat e quella dell’Ignoto, le Gallerie della Contessa e il Meandro dei Fiori che le acque ipogeiche e le sorgenti minerali hanno arricchito di una rara micro-vegetazione e di stalattiti, stalagmiti, candelabri e concrezioni uniche per forma e suggestione.
Le grotte erano già note agli abitanti della zona. Lo testimoniano i rinvenimenti di frammenti di ceramica risalenti presumibilmente al neolitico. Inoltre, nei tempi in cui il territorio era maggiormente battuto da agricoltori e pastori e ogni porzione di terreno era utile alla piccola economia locale, quasi tutti conoscevano quelle strane correnti d’aria che sbuffano con forza da dentro la terra e scuotono gli alberi anche nelle giornate senza vento. È uno dei fenomeni magici e suggestivi legati alla presenza della grotta e di articolate gallerie sotterranee.

Grotta 'Ntonimaria

Grotta ‘Ntonimaria (foto gentilmente concessa da Giovanna De Sensi Sestito, “Tra l’Amato e il Savuto”, Rubbettino)

I culti delle acque

Questi ambienti da fiaba, misteriosi e inaccessibili, non hanno solo un valore paesaggistico e naturalistico. Il valore più interessante di cui sono custodi è di carattere storico, religioso e mitico. La ricchezza di fenomeni legati alla natura carsica della montagna, la presenza di acque calde e sulfuree che confluiscono nelle Terme di Caronte, i ruscelli sotterranei, le bolle d’aria configurano, come suggerisce la professoressa De Sensi Sestito dell’Università della Calabria, “un contesto che sin dall’epoca protostorica risulta prescelto per la localizzazione di culti della natura e delle acque”.

Le Ninfe 

La zona, già per gli antichi abitanti autoctoni del luogo, doveva essere abitata da divinità femminili indigene. In queste figure mitiche, i greci, giunti sulla costa tirrenica dell’Istmo nel IV secolo a.C, hanno riconosciuto le Naiadi, ninfe delle acque, figlie di Zeus o di Oceano, e le Napèe, ninfe delle vallate irrigue e dei boschi, care ad Apollo. Già nell’etimologia del nome le prime custodiscono il fluire delle acque dolci e le seconde le valli verdeggianti. La presenza di entrambe le divinità alle pendici dei monti che sovrastano la piana di Lamezia è ampiamente giustificata dalla ricchezza della vegetazione e dall’abbondanza di torrenti. Non mancano sorgenti che sgorgano dalle rocce e probabilmente esistevano antiche cascate generate dalla natura scoscesa di certi valloni.

Grotta 'Ntonimaria - Sala dei candelabri

Grotta ‘Ntonimaria – Sala dei candelabri (Labirinti, bollettino gruppo grotte Cai Novara, n. 12)

Terina

Una di queste ninfe, Terina, come testimoniano i rinvenimenti archeologici, divenne ben presto la divinità di riferimento dell’omonima colonia greca. Si impose su questo complesso panorama religioso che era ben presente e molto diffuso nell’immaginario dell’intero mondo ellenico. In tale immaginario, laddove aleggiano le ninfe, molto spesso compare anche una grotta. Per esempio, in Arcadia, la ninfa Maia, madre di Hermes, “vivea fra l’ombre d’un antro”, come è scritto in un inno omerico; e ancora le ninfe dell’antica Pellene, nel golfo di Corinto, abitavano in grotte incastonate sulle pareti scoscese del massiccio costiero. La situazione del Monte Sant’Elia, propaggine meridionale della Catena costiera calabrese e del gruppo Mancuso-Reventino, con le sue acque, le sue grotte e le sue tradizioni mitiche, è sostanzialmente identica a quella di altre più note aree archeologiche della penisola greca.

Grotta-monte

Vista Monte Sant’Elia sulle cui pendici meridionali è situata la Grotta ‘Ntonimaria

Grotta santuario

Tali grotte assumono spesso le caratteristiche evocative e misteriche di un santuario, come sottolinea ancora la professoressa Sestito. La grotta ‘Ntonimaria ha tutte le peculiarità per essere considerata tale. È di grandi dimensioni, ha una “posizione poco accessibile alla base di rupi scoscese” ed è circondata da entità divine, di cui potrebbe essere dimora o luogo di nascita.
Resta da verificare, attraverso la ricerca archeologica, la possibile presenza, anticamente, di pratiche oracolari o di collegamento col mondo degli inferi. Tali attività religiose non sono da escludere se si considerano i ritrovamenti, in aree poco lontane da Lamezia, di laminette orfiche. Nei culti orfici, la compresenza di acque e grotte è piuttosto peculiare. Le acque, infatti, indicano la purificazione necessaria per essere ammessi all’oracolo o alla discesa misterica negli inferi, di cui le grotte possono rappresentare simbolicamente un punto di accesso.

Un particolare ringraziamento va alla professoressa dell’Università della Calabria Giovanna De Sensi Sestito, per la gentile concessione del materiale illustrativo sulla grotta ‘Ntonimaria.

La grotta della Ninfa Terina: un tesoro della Magna Graecia a Lamezia ultima modifica: 2019-01-09T09:00:30+02:00 da Fabio Truzzolillo

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