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La fantasia della libertà. Intervista al regista Francesco Pileggi

Francesco Pileggi Ok

Francesco Pileggi, regista cinematografico e autore teatrale. Artista eclettico e poliedrico che racconta la realtà del nostro tempo senza filtri, senza format precostituiti figli di stereotipi post-moderni, senza clichè che sono retorici déjà vu. Pileggi è nato a Lamezia, figlio di una Calabria che guarda al futuro ma che qualcuno, con le sue oscure trame, cerca con tutti i mezzi di riportare indietro nelle tenebre. Quel buio che è oscurantismo, arretratezza economico-sociale, regressione culturale, mafiosità diffusa a tutti i livelli. Quelle tenebre che sono criminalità organizzata. Con la sua arte Pileggi combatte tutto ciò dando vita ad un realismo dei nostri giorni: crudo e vero!

Pileggi Che Vola
Il regista impegnato in una dimostrazione teatrale

Tanti i riconoscimenti ricevuti da Pileggi nella sua lunga carriera tra cui il primo Premio al concorso nazionale cortometraggi scolastici Parchi&Parchi 2006 con il video La spazzatura Immobile. Primo Premio categoria scuole al Film Festival nazionale Sardegna Film 2006. Primo Premio al Montecatini International Film Festival 2018 con Siamo tutti un po’ rromani. E, ancora, il Giglio d’Argento, consegnato dalla Provincia di Firenze per lo spettacolo Legami (contro le mafie) in scena a Palazzo Vecchio. Nel 2018 anche una targa dei genitori della famiglia Gabriele per il testo I goal di Dodò, un omaggio al piccolo Dodò, vittima innocente di ‘ndrangheta.

Intervista a Francesco Pileggi, narratore del nostro tempo

Tanti anni di carriera, tra produzioni teatrali e cinematografiche. Molti anni fa dopo aver visto una serie di tuoi lavori ti definii  “il regista del sociale”, ti ci ritrovi ancora in questa definizione?

Ho condotto laboratori di teatro in Germania in Etiopia ho ripensato spesso a quella tua definizione che mi attribuisti, credo che volesse significare che nel lavoro sto molto attento alle persone. Sì lo faccio ancora, e certo, sono contento che qualcuno se ne accorga. Credo che l’arte e dunque tutti coloro che concorrono alla promozione di essa non possano non tenere conto dei bisogni del proprio territorio. Non possano essere ciechi, né fare solo cassetta.

Pileggi A Mare
Uno dei primi laboratori realizzati dal regista agli inizi della sua carriera


Gli artisti, con le loro opere, hanno la possibilità di cambiare sia il territorio che il destino delle persone che ci vivono, anche solo per pochi ma necessari istanti. Giusto il tempo di provocare delle scintille. In Calabria, c’è bisogno di questo, ma allo stesso tempo è richiesto un impegno quotidiano degli artisti, non solo nella costruzione di racconti. Bisogna dare l’esempio nella vita di tutti i giorni, altrimenti le opere puzzeranno di finzione e saranno dimenticate immediatamente dopo i clap-clap di circostanza.

Come realizzi un’opera culturale “sociale”?

Per prima cosa cerco di rendere la partecipazione alla costruzione dell’opera accessibile a tutti, eliminando qualsiasi tipo di barriere, soprattutto economiche e sociali. Più la cultura in una città diventa d’élite, dunque di pochi, più la città soffrirà di fratture sociali, anche violente.
Quando metto su spettacoli o piccoli film con 10, 20, ma anche 200 o 900 persone, tra bambini, ragazzi, adulti, punto sempre al coinvolgimento attivo dei partecipanti.

Film Abbracci francesco pileggi
Il manifesto del film “Abbracciami invece”

Empatia necessaria a produrre quell’entusiasmo che trainerà tutto il laboratorio fino all’evento. Tra me e il gruppo si instaura un rapporto di fiducia, che servirà in alcuni casi a curare i timori dei partecipanti alla prima esperienza, coloro che mai avrebbero pensato di poter prendere parte ad un’opera. Quasi sempre però, questi, lo avevano come sogno nascosto nel cassetto. Ecco, cerco di aprire cassetti pieni di sogni.

Hai lavorato anche con utenti del Centro di salute mentale

Sì per 5 anni circa, con bei risultati. Un certo tipo di teatro aiuta le persone a fare dei passi avanti, in alcuni casi a superare ansie, angosce. Non uso un metodo particolare, parto dalle persone che mi trovo davanti cerco di stabilire quel rapporto di fiducia. Queste operazioni culturali portano benefici ad un’intera comunità. Questi attori, con le loro vivide emozioni a loro volta coinvolgono familiari, parenti ed amici, ad assistere e magari a discutere. Con il confronto l’entusiasmo diventa contagioso.
Aver ridato loro luce, provocato tensioni, spesso lacrime di gioia sia ad attori che al pubblico è una bella sensazione, che resta.

Calabria, bella e dannata

Francesco Pileggi, cantore di una terra ‘benedetta da Dio, la Calabria, e maledetta dagli uomini’. Pensi davvero che qualcosa possa cambiare?

Penso ai molti amici, a molti ragazzi che invece di emigrare sono rimasti in Calabria, inventandosi un lavoro legato all’ambiente e alla salvaguardia del territorio, come le guide ambientalistiche. Ogni settimana accompagnano tanti amanti della natura alla scoperta delle bellezze di questa regione. Fanno un lavoro incredibile di promozione del territorio. Ne nasce un tam-tam sui social che fa aumentare quotidianamente i fruitori delle escursioni. Questo amore per la propria terra genera implicitamente cura e attenzione. Qualche anno fa sembrava impossibile, ma qualcuno ha iniziato, ora sono in tanti.

Rocco Mangiardi
Pileggi col testimone di giustizia Rocco Mangiardi

Cresce anche il numero di singoli cittadini, liberi persino da associazioni, che ogni giorno si battono per i diritti degli ultimi senza pretendere nulla in cambio, neppure i famosi “rimborsi spese”. Aumentano coloro che denunciano i soprusi pagando grossi prezzi. Penso al mio amico Rocco Mangiardi alle sue poesie e al suo esempio, di cui ho raccontato la storia in alcuni spettacoli.

Gioacchino Criaco
Il regista con lo scrittore Gioacchino Criaco

Così come lo scrittore Gioacchino Criaco che oltre a descrivere i lati oscuri e narrare la straordinaria bellezza di questa regione con splendidi romanzi è impegnato a promuovere battaglie per i diritti sacrosanti. Per dare voce a chi non ha forza, né parola. Come per le scuole chiuse in Aspromonte per esempio. Insieme cominciammo una lotta che ebbe come risultato il cambiamento delle linee guida regionali a favore dei paesi montani di tutta la regione. E, ancora, le lotte per la sanità, così come quelle per non lasciare isolati i lavoratori e gli studenti in difficoltà fuori regione durante il primo lockdown.

Cosa ti indigna di più nella Calabria dei giorni nostri? Cosa dire a enti e istituzioni per una maggiore valorizzazione dei registi e degli artisti nostrani?

Circa dieci anni fa prima di partire per la Germania proposi a dei sindaci con cui avevo dei rapporti di lavoro di dare ai giovani degli spazi centrali dove questi potessero esprimersi. Mi risposero che era impossibile, al massimo destinavano loro dei locali in desolate periferie, spesso inaccessibili per mancanza di trasporti. In Germania ho invece avuto modo di verificare lavorandoci, quanto la mia idea non solo era da tempo applicata, ma discutendo con dei sindaci questi evidenziavano i bilanci positivi in termini di controllo sociale.

Pileggi In Un Campo
Durante le riprese di un video

Diminuzione di vandalismi, atti di violenza, depressione e isolamento giovanile e molto altro.
Chiaro che questi diventano luoghi di creazioni artistiche e confronti culturali, dei cuori pulsanti. Ecco quello che mi indigna è la mancanza di coraggio di alcuni amministratori che porta spesso all’abitudine a tutto, dall’insensibilità contagiosa fino alla cecità.

Emigrante 2.0

Sei stato in Germania per diversi anni e poi sei tornato, raccontaci questa esperienza.


Sono partito per rabbia, stanchezza, come tanti, come mio padre prima che nascessi, ma con la differenza che lui partì da solo, io invece con famiglia al seguito pensando di non tornare se non per le vacanze.
Ritrovarsi in una nazione senza aver la conoscenza della lingua, per uno che basa il suo lavoro sulle parole non è certamente facile. Pensare delle cose ma non avere gli strumenti per comunicare può essere frustrante.

Maria Concetta
Maria Concetta Ciliberti


Ma ho affrontato la sfida ma non da solo. L’aiuto, il sostegno morale di Maria Concetta, mia moglie, nei momenti bui è stato fondamentale, lei ama il teatro e il tedesco lo parla molto bene per professione. Così dopo tre anni ero in uno dei teatri più importanti di Stoccarda a rappresentare l’Italia insieme a Dario Fo e alla compagnia di Emma Dante. Nacque tutto per caso o fortuna, un’amica mandò dei link di alcuni miei video in giro senza che io lo sapessi. Una sera mi arrivò la telefonata della direttrice del Teatro Tri-Bühne di Stoccarda.

La rassegna dedicata a Dario Fo e Franca Rame


Non fu facile, mi misero alla prova. Mi proposero di scrivere uno spettacolo sull’emigrazione un tema che studiavo fin dalla nascita. Da lì mi trovai a recitare in tedesco al festival internazionale SETT 2014 in una rassegna dedicata a Franca Rame e Dario Fo. Lui un mito che riusciva ancora a saltare sul palcoscenico mentre quando scendeva giù aveva bisogno di qualcuno che lo prendesse sottobraccio per camminare. La forza del teatro!

Poi il ritorno in Italia


Sì, fine 2015. Una serie di vicende familiari e il lavoro di mia moglie ci rimisero davanti ad un bivio. Mia figlia Zoe, di 5 anni allora, non riusciva ad ambientarsi. Ogni partenza alla fine dell’estate si tramutava in uno sfinimento di pianti per lei e il cuore in frantumi per noi per 1800 km di viaggio e per i giorni a seguire. La scelta fu quasi obbligata, ma nessuno di noi ha dei rimpianti, anzi! Certo qui ci accolsero un sacco di “chi ve lo ha fatto fare a ritornare in Calabria”. Per un anno fu un continuo “incoraggiamento” a ripartirsene.

Le sirene non tirano rigori

Ciò di cui molti non sono a conoscenza è che in Germania non è proprio tutto rose e fiori. Ho subito perfino discriminazioni come straniero, anche in strutture pubbliche, ma conservo ancora le lettere di scuse da parte di qualcuno dopo le mie rimostranze sia verbali che scritte. Mia figlia Amelie, la piccola, ha vissuto sulla propria pelle per due volte gli “errori della sanità” tedesca con operazioni in anestesia totale.
Strano ma succede anche questo. Però la Germania mi è servita soprattutto per misurarmi, per capire se quello che qui facevo con discreto successo di pubblico, era qualcosa che funzionava davvero.

Attrici Filadelfia
Un momento dello spettacolo “Le sirene non tirano rigori”

Se quel che avevo da dire aveva un senso e un valore in un luogo così estraneo e diverso dal nostro. La risposta arrivò anche dalle istituzioni tedesche, il primo ministro del Baden Württemberg  scrisse parole intense su di me, sul mio spettacolo “Als meine Mutter Beckenbauer Trickot trug” che girarono nei depliant del festival, sui giornali. Fu un bel riconoscimento, non me l’aspettavo. Un anno dopo uscivo con “Le sirene non tirano rigori” uno dei primi spettacoli contro la violenza domestica sulle donne con la compagnia di Filadelfia. Una conferma che allontanò per sempre gli “incoraggiatori” ad andar via.

Francesco Pileggi e l’ultimo suo corto “Come l’acqua”

I tuoi ultimi lavori sono orientati nella promozione video del territorio, perché questa scelta?


Il mio lavoro si divide tra teatro e video, due modi differenti di narrazione. In questo momento di sconvolgimento mondiale, in cui i contatti umani sono preclusi, la scelta è stata obbligata.
Seguo dei gruppi di teatro, che oramai sono delle “compagnie affettive” oltre che teatrali sia a Lamezia che a Filadelfia ma che l’attuale situazione sanitaria ha messo in stand-by. Lo stesso per una serie di laboratori nelle scuole.

Ora sto realizzando una serie di spot promozionali per comuni ed enti sia pubblici che privati in cui però il teatro è presente. Ogni luogo, ogni monumento ma anche un particolare di un edificio storico o un albero, diventa un attore protagonista che si svela e recita il proprio monologo davanti alla telecamera. L’ultimo cortometraggio “Come l’acqua” racconta un episodio realmente accaduto durante la Seconda guerra mondiale. Un lavoro storico-sociale ricco di pathos con cui il Comune di Filadelfia ( Vibo Valentia) parteciperà al 160mo anniversario dell’ Unità d’Italia, 150mo di Roma Capitale, il 75mo della Repubblica Italiana. Iniziative rientranti nell’evento “Le comunità hanno unito e liberato l’Italia, dal Risorgimento i valori italiani”.

L’Africa chiama e Francesco Pileggi risponde

Un regista è un sognatore. I sogni ancora non realizzati di Francesco Pileggi quali sono?

Io vivo di sogni, ne conosco il valore, ma anche il prezzo. Già, quanto costano i sogni? Forse tanto, molto, per questo non sono molti quelli che li inseguono oltre i cuscini. Io ci sto provando, continuo a scrivere, a realizzare piccoli film, documentari, spettacoli e ogni volta che ne tiro fuori uno è un sogno realizzato. Uno di quelli non facili da realizzare è un video che ho girato a Bahir Dar in Etiopia con una squadra di calcio che ho conosciuto lì. Una squadra di ragazzini molto poveri.

Squadra Di Pallone
Insieme ai bambini di Bahir Dar

Alcuni vivono in baracche senza niente di niente, neppure il pavimento, né acqua, né luce. Alcuni senza neppure i genitori. Eppure li trovi su un campetto tutti i giorni a tirare calci ad un pallone anche con le infradito, ad inseguire i propri di sogni. Mi hanno chiesto aiuto. Ci ero quasi riuscito ad organizzare con un’associazione di Cosenza e degli amici un carico di scarpette, magliette, tute, penne e quaderni, saponi. Insomma materiale che mi avevano chiesto, avevo pure trovato una nave per la spedizione grazie ad un’amica. Poi il virus ha fatto saltare tutto. Sto faticando per trovare un’altra soluzione, non è facile ma farò di tutto per riuscirci.

(Si ringrazia il regista Francesco Pileggi per la sua disponibilità e per la concessione di foto e video).

La fantasia della libertà. Intervista al regista Francesco Pileggi ultima modifica: 2021-02-25T10:28:15+01:00 da Maria Scaramuzzino

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