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Corajisima, la bambola della Quaresima

Corajisima Nera

Una volta passati i giorni di sfilate, mascherine, scherzi e coriandoli, nella notte del Mercoledì delle Ceneri , quando si “piange” la morte di Re Carnevale, secondo la leggenda in alcuni paesi della Calabria “appare” Corajisima. Si tratta di un’antica usanza che resiste al passare del tempo e che apre il periodo della Quaresima, dal quale deriva il nome dal latino quadragesima e che porterà alla Pasqua.

Corajisima, la moglie di Re Carnevale

Tramandata da persona a persona, questa tradizione si mantiene ben radicata in alcuni piccoli centri dove si organizzano ancora falò per bruciare il Re Carnevale. Durante la notte delle Ceneri si appende Corajisima sulle porte di ingresso delle case, sui balconi, alle finestre oppure ai comignoli. In alcuni centri di origine albanese o anche nel quartiere Sambiase di Lamezia Terme, c’è chi appende – a un filo che va da balcone a balcone – sette bambole a simboleggiare le domeniche quaresimali.

Corajisima Appesa Filo

Corajisima avanza ogni settimana fino ad arrivare da un capo all’altro del balcone. La tradizione, come spiega in un’intervista disponibile su Youtube (https://www.youtube.com/watch?v=NnFCKUneiZs) il noto cantastorie nonchè grande studioso di questa usanza popolare Andrea Bressi, è diffusa in tutta la Calabria. Tuttavia i luoghi dove è più radicata sono quelli del catanzarese, da San Floro a Guardavalle. La ritroviamo però anche in altre regioni: Abbruzzo Molise, Puglia, Basilicata e Campania.

Per ricordare penitenza e digiuno

Corajisima è “na babba e pezza” che rappresenta la moglie di Carnevale, in alcuni paesi anche la sorella. Vestita di nero per il lutto, a volte anche da pacchiana, col volto bianco e allungato (per la fame).  Ci ricorda di osservare il digiuno nei mercoledì e venerdì che precedono la Pasqua.

Corajisima Nuova

Ma anche la penitenza, quindi in alcuni luoghi si rinuncia ai rapporti intimi e le donne non si intrecciano i capelli nella tipica crocchia. Si narra che Corajisima bruciasse con una pentola d’acqua calda il “cannarozzu” (esofago) di chiunque mangiasse carne trasgredendo le regole.

Sette penne di gallina

La bambola di pezza è realizzata con vecchie stoffe, cucite su una struttura di legno, che può anche essere un cucchiaio di legno, conficcata solitamente in una arancia o in una patata. Sul volto sono ricamati occhi, bocca e naso. Spesso ha in mano un fuso perché, rimasta vedova, è costretta a filare per vivere. Secondo alcuni segna solo lo scorrere del tempo. Sulla bambola sono fissate sette penne di gallina, l’ultima, quella del sabato santo a volte è bianca come una sorta di calendario rurale.

corjisima piuma bianca

Corajisima indossa spesso anche tre collane fatte da chicchi d’uva “‘mpassuluta” (passita), “fhicu” (fichi) e castagne. Anche queste “perle” infilate devono essere sette come appunto le domeniche della Quaresima. I piccoli di casa attendono con impazienza la fine del periodo di astinenza per poter mangiare i dolci di Pasqua. Sempre secondo le credenze popolari anche gli uomini aspettano con ansia la fine del periodo di penitenza per poter avere nuovamente momenti di affetto e intimità con le proprie consorti.

Corajisima tra sacro e profano

Madonna dell'Addolorata
Madonna dell’Addolorata

Nelle comunità arbëreshë Corajisima rappresenterebbe la Madonna Addolorata detta anche dei Sette Dolori. Il giorno di Pasqua viene tirata via e conservata “’nto casciuni” (dentro il baule) per il prossimo anno. La bambola di pezza in alcuni paesi è considerata come una sorta di amuleto tant’è che le penne e l’arancia sono bruciati per allontanare il malocchio o gli spiriti maligni. Una sorta di rito pagano che si lega per un verso alla Pasqua cristiana e per l’altro al rito propiziatore che segna l’arrivo della primavera e del periodo della semina.

(Foto Wikipedia/YouTube)

Corajisima, la bambola della Quaresima ultima modifica: 2020-02-28T09:05:33+01:00 da Raffaella Natale
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