CULTURA

La Malasorte, il romanzo di luoghi e di donne di Daniela Grandinetti

Malasorte Cover Grandinetti

La malasorte (L’erudita, 2018) è il romanzo di tre donne, di un luogo che le avvolge e si plasma alle loro vicende e di un racconto in divenire che non si arresta con la parola fine. È il romanzo della lametina Daniela Grandinetti che dà voce a un passato e a un presente separati da una labile linea di demarcazione.

Una vicenda di donne

Al centro nella narrazione vi è la storia di Cosma e della sua giovane vita consumatasi a Sovara, paese immaginario incastonato nell’entroterra calabrese. Cosma ha vissuto velocemente, immersa nella miseria, intravedendo le gioie dell’amore e inabissandosi definitivamente nelle tenebre della violenza. La sua vita ha ricoperto i primi anni del Novecento, ma non ha incontrato una vera e propria fine. Cosma, infatti, è viva ancora oggi, nel presente, nella contemporaneità effimera. Di lei, nella moderna Sovara, si dice che corra per le rughe seminando malasorte, appunto. Alla sua storia, che ha tratti di leggenda, si mescolano quelle di Tilde e Cettina, inconsapevolmente legate tra loro e con Cosma stessa. Sono donne le protagoniste di questo romanzo, come donna è la malasorte, donna è la violenza, donna è la storia e lo è la narrazione, donna è Sovara che a tutto fa da cornice.

Malasorte - immagine di due donne di spalle

Pertanto è possibile ritenere La malasorte un crocevia di racconti di donne: le storie travalicano il tempo e lo spazio per ritrovarsi mescolate tra il nero e il bianco delle pagine. Le donne del romanzo consumano la propria esistenza fisica, tuttavia non esauriscono la rispettiva presenza via via che la narrazione s’incammina verso l’epilogo che, come vedremo, non è fine netta, bensì un inizio sempre nuovo.

La struttura del romanzo

Il romanzo è diviso in due parti, anche se non si tratta di un taglio deciso tra la prima e la seconda parte. La divisione può essere considerata in termini di necessità cronologica che consente di mettere ordine tra le tessere del gioco: da un lato v’è Cosma, dall’altro vivono Tilde e Cettina. Intorno a loro ruota un turbinio di volti, di saperi, di nomi e di storie. Ciascuno di questi elementi si affaccia sulle due parti e imprime il segno del proprio passaggio. Un passaggio che non si manifesta mai in maniera indolore. Non lascia mai invariato lo spazio scenico nel quale la vicenda si disvela.

Malasorte copertina libro scrittrice

La narrazione dei luoghi

Il primo elemento che colpisce un lettore attento è proprio Sovara. Un paesino che resiste alle raffiche violente della storia, aggrappato all’Appennino calabro come un figlio stringe le vesti della madre. Sovara respira placida sotto circa un secolo di storia. I suoi vicoli, le sue case abbandonate in pietra fredda, la sua aria pungente degli inverni di montagna non fanno da contesto alle storie di Cosma, di Tilde e di Cettina, ma le abbraccia generando in quell’abbraccio una storia nuova. Sovara ha un ruolo nel racconto, è protagonista attiva la cui azione irrompe nello spazio narrativo per il solo fatto di esserci: agisce e parla attraverso i suoi elementi quali le case, le rughe, i pascoli e la festa di paese. Si tratta di un luogo universale, un luogo come ce ne sono a centinaia nelle remote terre del sud. Un luogo che attrae e respinge. Un luogo che è donna. Inevitabilmente.

Malasorte Rughe del paese

Il lieto fine dopo la parola fine

La malasorte è un romanzo in continuo divenire. Se ci si approccia alla sua lettura cercando o pretendendo di trovare un lieto fine, si sta percorrendo una strada errata. Non vi è un lieto fine. Non perché non vi sia un approdo di lietezza, quanto perché a non esistere in questo racconto è proprio la fine. Quella parola immaginaria, che il lettore trova come porto sicuro dopo l’ultima pagina di un romanzo, qui non esiste. Lo dice anche Cettina, a un certo punto, che il lieto fine non esiste per nessuno. Ne La malasorte la fine, o probabilmente un immaginario lieto fine, è posto dopo la parola fine, come un sasso lanciato nel mare. Il romanzo ha pertanto la forza di sopravvivere alla lettura alla stregua di Cosma, la cui essenza sopravvive alla morte. L’epilogo è un nuovo inizio che si carica del passato senza lasciarsi schiacciare da tutti i segreti e le bugie che lo hanno animato.

Malasorte libro

Un romanzo di Calabria

Il romanzo di Daniela Grandinetti s’inserisce in una nuova consapevolezza della narrazione calabrese fatta da calabresi. Con la sua opera la scrittrice incarna la necessità che la Calabria e i calabresi si riapproprino delle proprie storie. Abbiamo bisogno di una narrazione nuova che non sia mera rappresentazione di come gli altri ci vedono. V’è urgenza di un nuovo “viaggio in Calabria” che non dipenda dall’occhio esterno, ma che testimoni il modo autentico in cui noi ci vediamo e decidiamo di raccontarci prima a noi stessi, poi al mondo.

Daniela Lucia

Autore: Daniela Lucia

Mi considero una scrivana senza arte né parte. Sono vocata alla scrittura per indole naturale, bruciata dal sacro fuoco della lettura e attratta dalla storia quale grande biografia dell’umanità sempre in divenire. Laureata in filosofia e comunicazione all’Unical, dove ho completato gli studi con un master in editoria. Scrivo ovunque. Anche sui fazzolettini di carta. Amo il Natale.

La Malasorte, il romanzo di luoghi e di donne di Daniela Grandinetti ultima modifica: 2019-02-26T08:30:25+02:00 da Daniela Lucia

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