PERSONAGGI

Silvia Pujia e le nuove creazioni di arte contemporanea

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Silvia Pujia dimostra di avere le idee molto chiare in merito al mondo dell’arte. Cresciuta nel laboratorio artistico dei genitori, entrambi maestri della ceramica, è diventata un’artista poliedrica che si distingue nel panorama lametino per il suo impegno, la sua innata sensibilità e la sua creatività.

Un po’ di lei

L’essere circondata di bellezza la porta quasi naturalmente a laurearsi in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Consegue un Master in Curatore di Arte Contemporanea. Questa scelta le apre le porte a diverse esperienze lavorative e artistiche. Insegna presso l’Accademia di Belle Arti Fidia di Vibo Valentia e collabora con alcuni musei calabresi: il MAON di Rende, il MARCA e il MUSMI di Catanzaro. È interprete delle istanze artistiche contemporanee, presentando i suoi lavori, sia in Italia che all’estero, con grandi risultati.

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Dal cubo Bianco al cubo nomade. Pratiche di decostruzione dell’istituzione museale, edito da Sensibili alle Foglie

Tra il 2011 e il 2014 espone a Londra alla Goldsmith University e a Roma presso il Museo delle Mura. È presente a La Chambre Blanche di Quebec, al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea MLAC e presso il Museo delle Arti di Catanzaro MARCA. Vince un premio nella sezione ‘Artisti calabresi’ del Premio Internazionale Limen Arte 2013. L’opera è acquistata dal Limen Museo d’Arte di Vibo Valentia, ed è visibile nella collezione permanente.

Dal cubo Bianco al cubo nomade

Nel 2017 dà alle stampe il risultato del Master in Curatore di Arte Contemporanea. Edito da “Sensibili alle Foglie”, il volume Dal cubo Bianco al cubo nomade. Pratiche di decostruzione dell’istituzione museale”, affronta in maniera sistematica i mutamenti museologici del ‘900. La prefazione è di Simonetta Lux, professore di Storia dell’arte contemporanea presso “La Sapienza” e direttore del MLAC. La postfazione è di Giorgio De Finis direttore artistico del MACRO Asilo. Partendo dalle molteplici istanze artistiche che si sono avvicendate nel corso del secolo scorso, la sua attenzione si concentra sul ruolo dei musei oggi. Studio da cui emerge una diversificata funzione e identità del museo.

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La presentazione del volume al MARCA con Simonetta Lux, Cesare Pietroiusti e Simona Caramia

Sempre più frequentemente, capovolgendo le intenzioni originali non è più solo una scatola da riempire con opere d’arte, ma diventa contenuto. In modo sempre più evidente si determina una rigenerazione del concetto di spazio espositivo. Si reinventa fino al punto di decostruirsi in luoghi altri, luoghi nomadi, esterni, non istituzionalizzati.

La realtà che si fa arte

L’analisi dei mutamenti, del nomadismo dell’arte e l’arrivo a un museo rizomatico, come lo definisce, si attua attraverso lo studio di tre realtà romane. Studia il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz città meticcia di Giorgio De Finis, il Museo all’aria aperta di Fausto Delle Chiaie e il Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio di Cesare Pietroiusti. Consapevolezza e cambiamento rientrano nella sua esperienza di artista impegnata. In questi ultimi anni ha realizzato diverse installazioni artistiche, site-specificInterventi pensati per luoghi non propriamente espositivi. Luoghi problematici sono diventati il fulcro di una sperimentazione artistica di grande interesse. 

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Chiesa Santa Maria della Pietà a Squillace con l’opera Acqueo

Tra i temi affrontati, l’intercultura, l’integrazione, l’emigrazione, la socialità, le differenze centro- periferie. Argomenti che si legano prepotentemente a sempre più attuali sollecitazioni, che non trovano distinzioni tra Nord e Sud del Paese e del Mondo. Installazioni partecipate, performance artistiche legate alla percezione e alla sensazione che rimane addosso a chi vi prende parte. Ha realizzato questi lavori insieme a Maria Teresa Zingarello, con cui collabora dal 2010.

Acqueo: installazione site-specific a Squillace

Ultimo intervento site-specific, in ordine di tempo, è stato realizzato a Museo, nel 2018, all’interno della Chiesa tardogotica di Santa Maria della Pietà, non più aperta al culto. Un luogo nascosto, segreto, un piccolo gioiellino dell’arte e dell’architettura storica calabrese. L’installazione era parte del ricco cartellone della rassegna di teatro e arti performative; Innesti Contemporanei 2018. Acqueo, il titolo evocativo dell’opera.

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visitatori

L’acqua come elemento primordiale, sostanza di cui è fatto l’uomo, diventa il filtro attraverso cui vedere e vivere un luogo, senza occultarlo, anzi amplificandolo nel suo stesso riflesso. Una pellicola trasparente, come un velo d’acqua, posta sul pavimento, per ricreare la suggestione di un luogo sommerso, quasi perduto. Luogo che riappare attraverso la sua limpidezza e che restituisce l’architettura come un miraggio, uno spazio rarefatto. Bisogna entrarci a piedi nudi, camminare dentro la complessità di questo spazio doppio. Immergersi totalmente nella materia fisica e irreale. Entrare in diretto contatto con la realtà e il suo opposto, l’illusione, riscoprendo la bellezza e la pienezza di un luogo dimenticato.

Gianna Maione

Autore: Gianna Maione

Curiosa, frenetica e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo ma, allo stesso tempo amante della lentezza tipica del mio Sud. La cosa importante è sfuggire la noia! L’arte, il cinema, i libri sono i miei fidati compagni di viaggio, insieme ai miei amici più cari e ai miei studenti, che non finirò mai di ringraziare. La scrittura, una bellissima abitudine!

Silvia Pujia e le nuove creazioni di arte contemporanea ultima modifica: 2019-01-14T07:30:28+02:00 da Gianna Maione

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