ARTE

I “rifiuti speciali” di Fred Maida: e la plastica rivive!

Rifiuti Speciali trasformati in Maschera Colorata

Il rifiuto come categoria della contemporaneità è il leitmotiv che si legge tra le righe nelle opere di Fred Maida, che raccoglie i rifiuti e dona loro una nuova vita nella mostra virtuale “Rifiuti speciali”. Un’esistenza in equilibrio tra etica ed estetica, carica di significati nuovi e costantemente fertili.

Rifiuti Speciali assemblati per fare una maschera

L’artista, che ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e vive a Pianopoli, a due passi dai Lamezia Terme, è partito dai graffiti, da quella street-art che è tutta un fascio di estemporaneità, colore e rottura dell’ordine dettato dalla convenzione.

“Rifiuti speciali”, una vera rivoluzione

Nelle opere in plastica recuperata esposte sotto il titolo “Rifiuti speciali”, Fred Maida imprime il senso della coabitazione tra elementi che, per tradizione e consuetudine, vivono in sfere differenti, come appunto l’arte, il rifiuto e il riuso. “Tutto nasce dalla necessità di pulire il luogo in cui vivo, i posti che frequento”. Così per il giovane artista calabrese un piccolo gesto di civiltà, iniziato con la volontà di pulire, di lasciare traccia di un’umanità attenta, è diventato una rivoluzione personale.

Rifiuti Speciali ridotti a piccoli pezzi colorati

Rifiuti speciali? Come farli rinascere a nuova vita?

Ma come si arriva dalla raccolta, dallo smistamento, alla creazione del bello? “Il quesito iniziale è in realtà quello a cui ancora oggi tento di dare una risposta: cosa fare con i rifiuti? Inizialmente ero molto ottimista, tant’è che quando smistavo la plastica raccolta per colori, il risultato era visivamente attraente, rientrava quasi nella categoria del bello. Anzi, da lontano sembravano davvero degli oggetti colorati bellissimi!

Rifiuti Speciali formati da tanti tappi colorati di bottiglia

Da vicino però emergeva tutto fuorché il bello: dal ciuccio alla siringa, passando per tutto quello che c’è nel mezzo. Fino al giorno prima del loro abbandono erano oggetti usati dall’uomo, sono stati a contatto col nostro corpo, con la nostra vita. Poi sono stati rinnegati. Così che il rifiuto è diventato non solo spazzatura, ma anche allontanamento”.

Rifiuti speciali e il bello inquietante

Le opere create da questi rifiuti, dal loro molteplice significato, pur prendendo le mosse da un desiderio di protezione dell’ambiente, non sono e non possono essere una risposta. Non propongono una via per risolvere il problema. “Le opere non sono risposte. Ciascuna di esse è un’esperienza improvvisata il cui senso è quello di porre domande.

Rifiuti Speciali messi in vasi di plastica e di vetro

Di presentare un quesito a chi le guarda”, spiega Fred Maida. “È la doppia lettura che c’è, ad esempio, nei boccacci: da lontano ricordano del cibo, delle caramelle, degli ortaggi. Poi avvicinandosi si vede che è tutta plastica. Punto. Quando capisci che materiale è, il bello viene un po’ meno. L’esperienza, a quel punto, diventa inquietante”.

Dai rifiuti alle opere in divenire

Pur mossa da una matrice ambientalista, la produzione artistica di Fred Maida non si presenta ai suoi fruitori come un monito. “L’arte”, continua l’artista, “non può presentarsi al pubblico come un segnale che indica cosa fare o non fare. Un’opera d’arte deve consentire una lettura aperta”. Così si augura che accada per i suoi assemblaggi. Ciò che dicono i “Rifiuti speciali” dipende sempre dagli occhi di chi li osserva. “Il loro significato o i loro significati scaturiscono dal background degli osservatori, dalle esperienze che hanno fatto. Ogni opera è quindi in divenire”.

pezzi di plastica assemblati a forma di pesce appeso ad un amo

L’impatto estetico è chiaramente importante, tuttavia ciò a cui mira davvero l’artista è la sedimentazione dei concetti, la loro evoluzione e diffusione a partire dalle sensazioni che regala un rifiuto. Non a caso non sono i grandi assemblaggi, intuitivamente belli e apprezzati, i suoi cavalli di battaglia, bensì i cosiddetti boccacci di plastica: dei barattoli in vetro trasparente nei quali Fred Maida ha raccolto le microplastiche in ordine cromatico. “Avevo un sacco di plastica che si stava sbriciolando. e mi sono chiesto cosa farci. Da lì è nata l’idea del boccaccio: ho chiuso la plastica come a non volerne più che sapere. La chiudo così non fa danno a nessuno, mi sono detto”.

I vasi di Pandora

Ha quindi creato dei vasi di Pandora a funzionamento inverso, dei piccoli contenitori che non si aprono al mondo, ma si chiudono portandosi dietro il male e, con esso, il bello ingannevole dei colori.  “Di questi vasetti non mi interessa l’impatto estetico immediato, ma la potenzialità futura.  Andrea La Porta, mio docente all’Accademia, diceva che l’arte dev’essere come un virus: tu prepari queste cellule virali da diffondere nel mondo e contagi gli altri.

L’arte come un virus da diffondere

Quindi alla fine si diventa portatori sani di cultura. Di sapere, di quello che vuoi. Chi entra in contatto con queste opere magari manifesta la “malattia” a distanza di tempo, creando collegamenti e relazioni tra ciò che sa, che ha visto. È questo ciò che mi interessa, non tanto l’impatto estetico immediato. Poi il bello in senso esteso è la riflessione che c’è dietro: se non scuote qualcosa in chi la osserva, è solo produzione di oggetti vuoti”.

fridayforfuture: dobbiamo fare assolutamente qualcosa!

 “Alcuni degli assemblaggi sono solo poggiati, poi li smonto e ne monto altri. Come se fossero dei  mandala. Riporre oggetti piccolissimi nello stesso spazio richiede una pazienza certosina. È molto zen da un certo punto di vista! Fa bene principalmente a me, pulire lo spazio in cui vivo e poi lavorare su questi oggetti, elimino un sacco di pensieri, anche se altri li aggiungo. In questa riflessione s’inserisce l’attuale fridayforfuture, l’idea che dobbiamo fare qualcosa per il nostro futuro, assolutamente”.

pezzi di plastica messi nei vasetti di vetro

Però, anche al cospetto dell’attuale urgenza di ripulire tutto, di ritrovare una soluzione a impatto zero, l’arte non può ammonire. “Non voglio dare il monito Non farlo perché è sbagliato. La prima immagine che ho condiviso è stata proprio la vasca da bagno con i rifiuti perché era proprio ciò che volevo dire, facciamoci un bagno rilassante. Ma voglio proprio vedere come ce lo facciamo!  Sono stato in posti dove c’era un mare bellissimo e desideravo fare un bel bagno, in acqua però mi sono ritrovato nei coriandoli di microplastiche”.

Attraverso i rifiuti l’arte entra nella quotidianità

In definitiva, il parere del creatore di “Rifiuti speciali” è che l’arte va inserita nelle nostre vite cercando di renderle migliori. Un compito, questo, che non è esclusivo degli artisti. In questo senso, anche il riuso assume un nuovo valore, quasi alchemico: a partire da un valore negativo, da un oggetto in plastica che dev’essere smaltito, si approda a un nuovo oggetto che non ha un valore pratico, ma è una nuova riflessione sul mondo, su quello che sta succedendo. “Il pezzo di plastica fa un salto di qualità che non è solo estetica. Non è riciclo, è un riuso particolare: arrivi a contemplare la plastica. Tant’è che questo progetto mi sta portando su altre vie di pensiero che vedono nel rifiuto una categoria contemporanea: il rifiuto del diverso, il rifiuto della comunicazione”.  Uno sguardo  nuovo, dunque, su ciò che può riprendere a vivere in maniera differente.

Le opere di Fred Maida sono “esposte” sul profilo instagram “Rifiuti Speciali”.

Daniela Lucia

Autore: Daniela Lucia

Mi considero una scrivana senza arte né parte. Sono vocata alla scrittura per indole naturale, bruciata dal sacro fuoco della lettura e attratta dalla storia quale grande biografia dell’umanità sempre in divenire. Laureata in filosofia e comunicazione all’Unical, dove ho completato gli studi con un master in editoria. Scrivo ovunque. Anche sui fazzolettini di carta. Amo il Natale.
I “rifiuti speciali” di Fred Maida: e la plastica rivive! ultima modifica: 2019-10-18T08:48:42+01:00 da Daniela Lucia

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